Recensione: “Lei mi avrebbe detto sì” di Manuel Pomaro

Recensione: “Lei mi avrebbe detto sì” di Manuel Pomaro

Lei mi avrebbe detto sì

Autore: Manuel Pomaro
Genere: Narrativa Rosa
Editore: Independently published
Data di uscita: 14/02/2019
Formato: Ebook
Anno pubblicazione: 2019

Acquista: Libro Ebook

Trama

Miriam e Ascanio attraversano una crisi di coppia. La donna intreccia una relazione con Pablo, un cuoco che organizza cene emozionali. Ascanio scopre il tradimento e prepara un’atroce vendetta. Lauren sta cercando di allontanarsi da una relazione satura. Un incontro a Capodanno la indurrà a credere che ciò sarà possibile, ma gli strascichi del precedente rapporto potrebbero minare il suo tentativo di tornare ad amare. È giusto credere che in prossimità di eventi catastrofici nascano le migliori storie d’amore? Può una proposta di matrimonio portare allo stesso tempo gioia e disperazione?

Ciao amici lettori, eccomi qui con una nuova recensione. Il libro in questione mi è stato mandato dall’autore Manuel Pomaro che ringrazio molto per la copia e per avermi permesso di leggere il suo lavoro.

L’ho finito da un po’ ma ho aspettato un po’ prima di scrivere qualcosa, un po’ per via delle feste di Natale e un po’ perché volevo elaborare bene il mio pensiero prima di scrivere.

La storia che ci presenta l’autore è incentrata sul rapporto di coppia: vediamo varie coppie nel libro, ma la storia d’amore principale riguarda Ascanio deluso dal tradimento della sua ragazza Miriam e in cerca di un altro amore che lo renda felice.

A far capolino nella sua vita sarà Lauren, ragazza alquanto particolare con un rapporto tossico alle spalle che non sembra affatto concluso e che creerà non pochi problemi ad Ascanio e alla nascita di questo nuovo rapporto.

Questi gli eventi principali della storia, eventi che personalmente, pur non essendo il genere che leggo di più in assoluto mi hanno spinto a continuare la lettura perché mi hanno incuriosito a tal punto da proseguire e direi che questo è senz’altro un punto a vantaggio della storia.

Ciononostante come la maggior parte delle storie anche questa ha i suoi punti di forza e quelli di debolezza: ho decisamente apprezzato infatti la scelta dell’autore di raccontare l’amore di coppia in modo realistico, senza i fronzoli delle migliori commedie d’amore che tanto ci fanno sognare.

La storia è un vero e proprio spaccato di vita, dove il rapporto di coppia non è idealizzato, ma ha i suoi alti e bassi come nella vita di ognuno di noi. I personaggi scivolano negli errori, ma tentano comunque di rialzarsi dalle delusioni e dai fallimenti.

Veniamo ora a quelli che ho percepito come punti di debolezza. In tutta sincerità seppur curiosa di proseguire la lettura per sapere cosa sarebbe successo ai nostri protagonisti non sono rimasta totalmente coinvolta dalla narrazione e questo non perché la storia sia stata troppo veloce da non permettermi di avere tempo ad empatizzare con i personaggi.

È vero che si tratta di un romanzo breve, ma non ho trovato per questo buchi di trama o passaggi descritti in maniera troppo veloce; eppure qualcosa è mancato alla storia affinché ne rimanessi veramente coinvolta: un approfondimento psicologico dei personaggi, soprattutto di quelli secondari.

Le vicende che accadono ad Ascanio e al suo gruppo di amici li cambiano ed è evidente, ma questo cambiamento emerge a mio parere in modo un po’ troppo superficiale. Per farvi un esempio senza fare troppi spoiler, a Miriam ex di Ascanio capiterà qualcosa che le lascerà un segno, ma l’evoluzione sebbene dopo quel particolare evento ci sia stata non viene a mio parere trattata con la giusta rilevanza.

Ciononostante si riesce tranquillamente ad entrare a far parte del mondo dei personaggi ed empatizzare con loro e le loro scelte, ma avrei comunque preferito un po’ più di approfondimento.

È comunque una lettura che mi sento di consigliare, specialmente agli appassionati di questo genere narrativo.

Perché è in prossimità di eventi catastrofici che nascono le migliori storie d’amore
– Lei mi avrebbe detto sì –

#prodottofornitoda Manuel Pomaro

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Recensione: “La decomposizione dell’angelo” di Yukio Mishima

Recensione: “La decomposizione dell’angelo” di Yukio Mishima

  • Titolo: La decomposizione dell’angelo
  • Autore: Yukio Mishima
  • Genere: Narrativa straniera moderna e contemporanea
  • Editore: Feltrinelli
  • Formato: Cartaceo/ebook
  • Anno pubblicazione: 1970

Trama

“Se la causa della decadenza è la malattia, allora la causa fondamentale di essa, la carne, è una malattia. L’essenza della carne è la decadenza. La funzione della carne, collocata nel trascorrere del tempo, è quella di testimoniare la distruzione e la decadenza.” Honda Shigekuni, indimenticabile protagonista della tetralogia “Il mare della fertilità” che trova compimento in questo romanzo, giudice ormai in pensione, adotta con grande slancio l’orfano Toru. In lui vede l’ennesima reincarnazione del suo amato e perduto compagno di scuola Kiyoaki. Ma si tratta dell’inseguimento di qualcosa di impossibile da raggiungere… Un grande romanzo sul dolore e sul disfacimento di ogni illusione, completato da Mishima il giorno stesso in cui commise seppuku. (Feltrinelli editore)

“La decomposizione dell’angelo” è l’ultimo libro della tetralogia “Il mare della fertilità” di Yukio Mishima.

Di questa serie di libri – a parte il terzo volume che ho trovato sotto aspetti un po’ noioso e ho veramente fatto molta fatica a finirlo – mi sono piaciuti tutti.

La scrittura di Mishima non è certo delle più facili con cui approcciarsi e non perché sia un autore giapponese con una cultura molto diversa da quella occidentale, ma proprio per il modo in cui scrive: molto spesso la sua scrittura è un po’ “ampollosa”, le frasi non sono sempre e subito di facile approccio soprattutto perché molto didascaliche, volte a spiegare un determinato argomento e questo può rallentare la lettura e a volte far perdere il filo del discorso.

Ciononostante se si riesce a superare questo ostacolo i suoi romanzi risultano dei veri capolavori. Con il senno di poi, comunque, posso dire che il primo approccio con questo autore sarebbe stato forse più soft se avessi iniziato con uno dei suoi romanzi autoconclusivi (come ho fatto per Murakami) e non con questa tetralogia sicuramente molto più impegnativa da leggere. Nonostante tutto non me ne pento, perché mi è piaciuta veramente molto, specialmente il primo libro e soprattutto quest’ultimo.

“La decomposizione dell’angelo” è un romanzo intenso dove aleggia il concetto di morte, di decadenza e del tempo che passa inesorabile.

È il preludio a quello che capiterà dopo: l’autore, infatti, manderà alle stampe questa sua ultima opera la mattina stessa in cui compirà il suo suicidio tramite seppuku (切腹) – conosciuto anche come harakiri (腹切り), il suicidio rituale dei samurai.

In questo libro l’arte compenetra quindi la vita stessa, quasi a volerne dare un’anticipazione. Ed in fondo nelle opere di Mishima è proprio così; tutte strettamente legate all’immagine pubblica dell’artista. In questa serie di romanzi, infatti, troviamo tutti i concetti cardini della sua esistenza: il nichilismo imperante che diventa assoluto in questo suo ultimo romanzo tramite il personaggio di Toru, l’eros e per ultima ma non ultima la morte. Morte come affermazione di sé, come qualcosa di più del semplice scomparire dal mondo.

Mishima è sicuramente una figura tragica del panorama letterario giapponese come lo sono i personaggi delle sue opere. Ed è per questa sua forza espressiva che nonostante la difficoltà nella lettura a causa del suo linguaggio complesso ho apprezzato veramente tanto il romanzo.

Il finale, poi, mi ha lasciata completamente a bocca aperta. Sono stata colta di sorpresa in modo anche un po’ inquietante. Eh sì… alla fine mi ha lasciato una certa inquietudine eppure l’ho adorato.

In conclusione consiglio Mishima, è un autore che merita di essere letto e le sue opere vanno sapute assaporare è per questo che ho inserito in lista altri suoi romanzi e di sicuro consiglio questa tetralogia che ho appena concluso.

E anche per oggi è tutto! Alla prossima e buone letture a tutti 📚

#staytuned!

Con quale vuota coscienza, attimo dopo attimo, secondo dopo secondo, gli uomini scivolano in un tempo che non tornerà più. Solo con l’età ci si rende conto che in ogni goccia di esso vi era una tale ricchezza, una tale ebbrezza. Gocce di un tempo meraviglioso, come gocce di vino pregiato.
– La decomposizione dell’angelo –

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Recensione: “Il segreto della fotografa francese” di Natasha Lester

Recensione: “Il segreto della fotografa francese” di Natasha Lester

  • Titolo: Il segreto della fotografa francese      
  • Autore: Natasha Lester
  • Genere: Narrativa storica
  • Editore: Newton Compton Editore
  • Formato: Cartaceo, e-book
  • Anno pubblicazione: 2019

Trama

“1942. Quando la sua brillante carriera nel mondo della moda viene interrotta a causa di un imprevisto, Jessica May viene inviata in Europa come fotoreporter dalla rivista «Vogue». Lascia così Manhattan e arriva a Parigi nel pieno della seconda guerra mondiale. I pregiudizi maschili al fronte sembrano un ostacolo insormontabile per Jess, ma saranno tre amicizie inaspettate a cambiare per sempre il suo destino: la giornalista Martha Gellhorn saprà incoraggiarla a sfidare le regole, il paracadutista Dan Hallworth la porterà nei luoghi simbolo della guerra, che lei immortalerà in scatti memorabili, e una bambina francese cresciuta in un ospedale da campo, Victorine, le insegnerà il vero significato dell’amore. Ma il successo ha sempre un prezzo. 2005. La curatrice australiana D’Arcy Hallworth è appena arrivata in un castello francese per occuparsi di una famosa collezione di fotografie. Ma quello che doveva essere un semplice lavoro si rivelerà l’inizio di un viaggio nel passato, destinato a portare alla luce segreti su sua madre, Victorine.” (Newton Compton Editore)

Il libro di cui vi parlo oggi è un romanzo a sfondo storico che ho veramente apprezzato. Ho trovato questo libro qualche mese fa tra le offerte del Kobo store e la trama mi ha colpita subito, per cui ho deciso di acquistarlo. Non sono riuscita a leggerlo immediatamente perché avevo altri libri che dovevo ancora finire, ma devo dire che ne è valsa la pena attendere.

Il libro è veramente bello e si legge tutto d’un fiato. Il linguaggio è decisamente molto scorrevole e dinamico: predilige una narrazione che procede per descrizioni di eventi ed azioni. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e anche le ambientazioni sono strutturate in modo eccellente.

Quello che, però, mi ha colpito di più di questo libro è stato il contenuto. La storia in sé e per sé. Nel romanzo troviamo ovviamente l’ambientazione storica, ma l’autrice riesce a coniugare bene anche una certa dose di romance che non guasta mai. Le vicissitudini sentimentali dei personaggi, i loro drammi e anche le tragedie che sono costretti ad affrontare ce li fanno sentire più vicini e il lettore è coinvolto per questo nella lettura.

Altro elemento che ho veramente apprezzato è che questa storia oltre ad essere un romanzo storico è anche una specie di denuncia sociale per il ruolo che la donna ha avuto durante la guerra, scenario a quei tempi prettamente maschile.

La stessa protagonista Jessica May, personaggio ispirato alla modella e fotoreporter di guerra Lee Miller ne è un esempio. Grazie a lei ci si rende conto quanto fosse difficile per una donna essere inviata di guerra a quei tempi. La fatica che dovevano fare per farsi largo in un mondo di uomini.

Ma la storia non denuncia solo questo, ma da voce anche a tutte quelle donne che durante la guerra si sono trovate costrette a fare il lavoro degli uomini impegnati al fronte e che una volta tornati si sono ripresi quei lavori rispedendo le loro mogli a casa dietro ai fornelli. Da voce a quelle donne che nei luoghi in cui sono avvenuti gli scontri sono state vittime di stupri da parte dei soldati, tanto da parte dei vincitori che dei vinti.

E sono tutti questi temi che scorrono pagina dopo pagina grazie ad un brillante lavoro di scrittura che mi hanno fatto apprezzare questa storia e che mi hanno davvero commosso.

Grazie a questo libro ho potuto conoscere la figura straordinaria di Lee Miller, che fino ad ora non conoscevo e le sue foto che per curiosità sono andata a ricercare su internet.

Ovviamente l’autrice non ha scritto una biografia della Miller, ma grazie al personaggio di Jessica ce la fa conoscere almeno un po’, come ci fa conoscere a tratti le storie di tante altre inviate di guerra che vengono proprio citate nel libro, come Martha Gellhorn, Lee Carson, Iris Carpenter.

In conclusione posso dire che è una lettura che sicuramente mi sento di consigliare!

E anche per oggi è tutto! Alla prossima…

#staytuned!

Fece roteare la Leica sulla schiena e sollevò la Rollei.
“Guarda attraverso l’obiettivo” si disse.
Una macchina fotografica ridimensiona le cose, ed era un bene che quel caos venisse in qualche modo ridotto.
– Il segreto della fotografa francese –

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Recensione: “Hiroi Kata” di Tarek Komin

Recensione: “Hiroi Kata” di Tarek Komin

  • Titolo: Hiroi Kata
  • Autore: Tarek Komin
  • Genere: Narrativa contemporanea
  • Editore: Bertoni
  • Formato: Cartaceo, e-book
  • Anno pubblicazione: 2017

Trama

Nel 1984 Ethan, un uomo di quarant’anni, si risveglia dopo un naufragio sull’isola di Hiroi Kata, lembo di terra dimenticato nel Pacifico. Sembra il capolinea di una sua deriva personale di cui scopriamo i primi ricordi: un padre spesso assente, la morte della madre dopo la nascita di suo fratello Kenneth e il fondamentale incontro con la giovane Mathilda. I due fratelli e la ragazza sviluppano fin dall’inizio un legame speciale e tra lei e Kenneth nasce l’amore. Ma la dura esperienza del Vietnam trasforma il fratello minore che torna a casa muto, cinico ed incredibilmente freddo. Trascura Mathilda, divenuta sua moglie, per dedicarsi al lavoro di controspionaggio in cui coinvolgerà lo stesso Ethan. Nel 1974 il rapporto tra i due si interrompe in modo traumatico ed ha inizio una reazione a catena che trascinerà i due fratelli ed altre quattro specializzate spie in una missione nelle Filippine per individuare chi della loro squadra si sia venduto ai sovietici. Ma il naufragio su Hiroi Kata è un imprevisto incalcolabile e ancor più imprevedibile il fatto che quelle desolate sponde non siano disabitate. Proprio quando il gelo e la diffidenza tipici della Guerra Fredda sembrano insinuarsi nella vita dei protagonisti in modo più pressante, l’improvviso approdo sull’isola incrinerà le loro certezze definitivamente. Combattere solitarie battaglie con i ricordi e personali fantasmi, fronteggiare amari tradimenti e l’incapacità reciproca di perdonare dettano ritmo all’avvincente narrazione. Passato e presente si tessono a vicenda sull’isola di Hiroi Kata, dove ognuno cerca le proprie risposte ai tasselli di un mosaico che gioca beffardo con la memoria e la curiosità del lettore, in una corsa a perdifiato, pagina dopo pagina, fino all’esaltante, stravolgente epilogo. (Bertoni editore)

Buona sera readers! Eccomi di nuovo qui con la recensione della mia ultima lettura. La recensione di oggi fa parte della mia rubrica dedicata ai libri della Bertoni editore e come protagonista vi porto il romanzo “Hiroi Kata” di Tarek Komin.

Anche questa volta mi sono avvalsa per la trama direttamente di quella ripresa dal libro, invece di descrivervi a parole mie di cosa parla questa storia, ma con la differenza che stavolta l’ho fatto perché penso che non avrei potuto trovare parole migliori per descrivervi il romanzo.

Pertanto veniamo direttamente a noi e alle mie impressioni su questo libro, che come avrete già intuito mi è piaciuto davvero tantissimo.

Hiroi Kata non è solo un’isola, ma è una metafora: metafora dell’esistenza dei due personaggi che vi sono naufragati. In quest’isola c’è sofferenza, quella derivata dalla guerra che ti corrode l’anima, quella derivata dalle colpe del passato che genera rimpianti e c’è la solitudine generata dal senso di abbandono.

Hiroi Kata, però, non è solo questo: quest’isola che si trova nel mar delle filippine dove s’incontrano per la prima volta nel 1984 un vecchio giapponese e un giovane uomo americano porta con sé la sublimazione di tutti questi sentimenti e sensazioni, fino ad arrivare a quella che è la conclusione di tutto: il perdono.

Un romanzo intenso, carico, scritto da una penna brillante: quella di Tarek Komin, che ha creato una storia dalle ambientazioni e dai personaggi vividi grazie ad un linguaggio metaforicamente suggestivo anche nei suoi aspetti più crudi.

È una storia che fa riflettere, emoziona e allo stesso tempo tiene incollato il lettore grazie ai colpi di scena, mai scontati o banali.

Lettura che decisamente consiglio…

E voi che ne pensate? Vi ispira come lettura?

Anche per oggi è tutto! Alla prossima…😘

“La memoria è uno specchio oneroso ed esigente”

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Recensione: “Ada o ardore” di Vladimir Nabokov

Recensione: “Ada o ardore” di Vladimir Nabokov

  • Titolo: Ada o ardore
  • Autore: Vladimir Nabokov
  • Genere: Narrativa erotica e rosa
  • Editore: Adelphi
  • Formato: Cartaceo, e-book
  • Anno pubblicazione: 1969

Trama

In questo romanzo Nabokov decise di sfrenare i suoi estri e i suoi capricci più nascosti e più cari, sfidando il lettore a seguirlo. È una storia d’amore e anche una storia erotica ma, soprattutto, una celebrazione del dettaglio. In questo libro l’autore sembra aver voluto mettere tutto, come in una vasta arca, o per lo meno in una sterminata soffitta. Una soffitta costellata di segreti, come il parco di un maniero, cosparsa di nascondigli erotici, in cui il lettore amerà perdersi. (Adelphi editore)

Ciao a tutti readers! È un po’ che non posto nulla, purtroppo tra una cosa e l’altra non sono riuscita a scrivere nulla prima. Inoltre non ero molto sicura di voler scrivere una qualche sorta di recensione su questa lettura perché in realtà mi sono avvalsa di uno dei diritti del lettore di Pennac: quello di non finire un libro.

In effetti ho lasciato questa lettura a metà, anzi forse meno di metà ed era un po’ per questo motivo che non credevo avesse senso fare una recensione su un libro che non avevo concluso, poi ci ho ripensato, e quindi eccomi qui!

Come avrete già intuito questa lettura mi ha decisamente delusa, si può evincere anche dalla trama stessa: generalmente nei miei post sono io stessa che rielaboro la trama per dirvi di cosa parla il libro, mentre questa volta ho preso direttamente la trama riportata sul libro dell’edizione dell’Adelphi.

Con questa lettura non sono riuscita proprio ad entrare in sintonia e mi è dispiaciuto molto perché io adoro alla follia Nabokov e le sue opere, ma stavolta mi sono dovuta proprio arrendere all’evidenza: questo libro non fa per me (o perlomeno non fa per me in questo momento, in futuro chissà…)

Ma andiamo con ordine…

Si sa che la scrittura di Nabokov non è proprio di facile approccio eppure stavolta l’ho trovata proprio “confusionaria” se mi passate il termine. Ovviamente il tutto è voluto perché un genio del calibro di Nabokov non fa nulla a caso; ciononostante questo suo approccio linguistico non mi ha fatto né appassionare alla storia né tanto meno entrare in empatia con i personaggi. I tanti incisi usati mi hanno portato letteralmente fuori rotta a volte, tanto che non riuscivo a volte a capire cosa volesse dire e si sa che se una storia non viene compresa difficile che piaccia.

Comprensione e piacere per la lettura vanno di pari passo, se non c’è l’uno non può esserci l’altro. Non può piacere infatti una cosa che non si capisce ed è questo in fondo quello che è capitato a me con questo libro.

Per tutti questi motivi ovviamente non mi sento di consigliarla come lettura, non al momento sicuramente. Ciononostante non mi nego il diritto in futuro, magari rileggendola di cambiare idea, ma per il momento è sicuramente un grande no.

Se voi l’avete già letto fatemi sapere le vostre opinioni, sono sempre curiosa di sentire il parere di altri lettori!

E anche per oggi è tutto!

Alla prossima… 😘

“Un semplice tocco di carboncino velava nel punto del mistero il suo corpo bianco gesso”

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